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CAPRICCIO

Capriccio Architettonico  e le sue meraviglie 

Capriccio architettonico

Il “Capriccio architettonico” è un termine che compare già nel vocabolario del Seicento, per indicare una o un insieme di “architetture”, siano essi templi, palazzi, chiese o edifici vari.

Questi prevalentemente ispirati, più o meno realisticamente all’antico, quasi sempre animati da figure e spesso in connubio con elementi naturali paesaggistici.

È necessario distinguere fra quadri di rovine, nei quali l’artista raffigurava resti di monumenti antichi come testimonianza di una civiltà passata.

Il capriccio con rovine, dove il rudere assumeva un valore simbolico di caducità, legato al ricordo nostalgico di un tempo irrecuperabile.

È una composizione in cui la realtà s’intreccia alla fantasia, al fine di generare una suggestione emotiva, oltre a una gratificazione per la giusta prospettiva e tridimensionalità della figura rappresentata.

L’oggetto protagonista del quadro, poteva essere realistico in un contesto fantasioso, o all’opposto un’architettura fantasiosa in un’ambientazione realistica.

 L’evoluzione in Italia

Durante il Seicento e Settecento, Roma con le sue vesti architettoniche ed anche scultoree ne costituisce naturalmente l’epicentro, concreto ed ideale allo stesso tempo.

Le antichità romane, ingrandite ulteriormente dalla passione archeologica europea, continuarono naturalmente nel Settecento ad essere il perno dei nuovi studiosi affascinati da questa tematica.

La pittura veneziana del XVIII secolo con capriccio architettonico

E un genere caratterizzato dalla raffigurazione di architetture fantastiche, spesso combinate con elementi tratti liberamente dalla realtà.

Altre volte il capriccio viene composto con edifici moderni estratti da diversi contesti urbani: è il caso di alcune singolari composizioni del Canaletto.

Il famoso Capriccio palladiano che raccoglie in un’impossibile veduta veneziana alcune famose costruzioni del Palladio.

Per questo fantasioso modo di pensare il panorama urbano, si è usata anche l’espressione di “civitas metaphisica” in quanto diventa un progetto mentale, dando vita ad una città virtuale, quasi meta-fisica, visivamente ripensata e ricostruita, scompattando e riassemblando a piacimento la realtà, facendo coesistere fantasia e realtà.

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